Il Codice Civile (con la Costituzione, i Trattati U.E. e le principali norme complementari), giunto alla LIV edizione, conferma l'impianto collaudato e sempre accolto con favore, che prevede, oltre alle disposizioni del codice civile, un'ampia e accurata selezione di norme complementari, organizzata in voci ragionate e arricchita con le novità legislative più recenti.
La nuova edizione di settembre 2023 del volume è aggiornata alle seguenti novità: decreto lavoro 2023 (L. 3 luglio 2023, n. 85, di conversione del D.L. n. 48/2023); attuazione di obblighi derivanti da atti UE (D.L. 13 giugno 2023, n. 69); strumenti finanziari digitali e sperimentazione FinTech (L. 10 maggio 2023, n. 52, di conversione del D.L. n. 25/2023); decreto PNRR 3 (L. 21 aprile 2023, n. 41, di conversione del D.L. n. 13/2023); servizi di crowdfunding per le imprese: attuazione di regolamento UE (D.Lgs. 10 marzo 2023, n. 30); uso dei documenti contenenti le informazioni chiave da parte degli OICVM (D.Lgs. 10 marzo 2023, n. 29); class action europea (D.Lgs. 10 marzo 2023, n. 28); decreto “Whistleblowing” (D.Lgs. 10 marzo 2023, n. 24); protezione dei consumatori: modernizzazione delle norme UE (D.Lgs. 7 marzo 2023, n. 26); trasformazioni, fusioni e scissioni transfrontaliere (D.Lgs. 2 marzo 2023, n. 19).
Nella presente edizione, l'apparato delle leggi complementari è stato arricchito di una nuova voce in materia di Ambiente ed energie rinnovabili. Infine, un dettagliato indice analitico e l'indice cronologico delle norme collegate consentono di rintracciare con rapidità gli argomenti e le norme di interesse.
Dal 1970 il Prof. Adolfo di Majo cura la tradizionale edizione Giuffrè del Codice Civile, che ebbe, a suo tempo dal 1942, la paternità del Prof. Rosario Nicolò.
Le c.d. leggi complementari hanno ormai occupato l’intera materia civilistica, dalla famiglia alle imprese e alle società, così da ridurre il “codice civile” ad uno degli elementi, anche se il più importante, della materia.
Dal 2022 le edizioni del codice civile sono state redatte anche con la collaborazione degli avv.ti Alessandro e Francesco Maria di Majo.
OBBLIGAZIONI E TUTELE
Il volume rientra fra quei testi di approfondimento della disciplina civilistica entro i principi del modello continentale franco-tedesco. L’Autore è uno degli studiosi più affermati in materia di obbligazioni che, negli anni Ottanta del secolo appena trascorso, ha commentato nel prestigioso Commentario Scialoja e Branca gli artt. 1173 ss. c.c.
L’idea di base è il recupero della centralità della figura dell’obbligazione che nell’epoca moderna è stata scavalcata dagli istituti del contratto e dei fatti illeciti, ossia dalle sue fonti più importanti. La storia dell’obbligazione – come bene esplicita Di Majo – passa dalla fase del dominio del creditore alla cooperazione tra i soggetti titolari. La figura complessa dell’obbligazione conosce una vis espansiva che va oltre la prestazione e sulla base dei principi di correttezza, buona fede e solidarietà avvolge altresì gli interessi di protezione. L’istituto dell’obbligazione viene dischiuso attraverso i concetti chiave di prestazione, bene e patrimonio secondo una disamina binaria fra regole di fattispecie (le fonti) e regole di responsabilità. Il volume si divide in tre parti lungo un percorso fra diritto delle obbligazioni, tutele contrattuali e responsabilità civile.
DIRITTI E RIMEDI
In questo libro il Prof. di Majo illustra come nel nostro ordinamento giuridico, pur essendo codificato, trovano spazio delle tutele specifiche basate su una prospettiva rimediale che non sono limitate alla previsione di azioni tipiche. Con il linguaggio dei “rimedi” anziché dei “diritti”, l’autore sottolinea come la funzione storica dell’ordinamento giuridico non è solo quella di dare ordine e sistemazione alle relazioni sociali ma fornire risposte in positivo ove violazioni si siano realizzate. Il “rimedio” non sempre ha bisogno di appoggiarsi ad un diritto ma ad un interesse in qualche modo protetto e che risulta leso. Il rimedio intende così fornire un piano “mobile” (di misure) di tutela, allorquando i diritti o gli interessi giuridicamente rilevanti non possono definirsi soddisfatti, lungo l’intero arco dei bisogni di tutela che essi manifestano. Spesso, infatti, la fattispecie che designa il parametro della tutela dei diritti non comprende tutto ciò che tali diritti o interessi (ove insoddisfatti e/o lesi) sono in grado di prevedere, a priori, ovvero i vari bisogni di tutela che un determinato interesse o diritto può manifestare.
Ad esempio, nell’ambito della tutela della persona, affidata alle fattispecie (della tutela) del corpo (art. 5 codice civile) e del nome (art.6. codice civile), è emersa la necessità di tutelare anche l’identità personale, nonché la riservatezza. Oppure nell’ambito contrattuale il recente riconoscimento del c.d. diritto di pentimento, previsto quale causa di scioglimento del contratto nel codice del consumo, non si iscrive nel normale diritto di recesso previsto dal diritto comune e contrasta con il principio pact sunt servanda (art. 1372 c.c.).
Ma è soprattutto nell’ambito della responsabilità per fatto illecito in cui il “rimedio”, secondo l’autore, assume un ruolo fondamentale per far fronte ad un bisogno di tutela derivante dalla rottura di un giusto equilibrio intersoggettivo. In questo caso la regola del “danno ingiusto” presuppone quindi che il giudice abbia a compiere un bilanciamento tra l’interesse del danneggiante e l’interesse del danneggiato, all’esito del quale potrà valutare l’ingiustizia del danno nei riguardi dell’uno. L’ingiustizia del danno subito dal danneggiato, continua il Prof. di Majo, non si lascia configurare direttamente quale violazione del diritto soggettivo, giacché il diritto potrebbe anche non sussistere. Esso appare invece il risultato del bilanciamento di entrambi gli interessi giuridicamente rilevanti, sub specie danni, così da giustificare che il danno sia qualificato “ingiusto” nei riguardi dell’uno dei soggetti. Il rimedio è quindi da mettere in relazione con tale “bilanciamento”.
Il prof. di Majo in questo libro sottolinea, altresì, come il sistema della tutela per via dei “rimedi” è anche trasferibile all’intero settore dei rapporti tra soggetti e Pubblica Amministrazione. La stessa figura dell’interesse legittimo si afferma, infatti, secondo l’autore, in una prospettiva rimediale, nella misura in cui con esso si intende porre “rimedio”, oltre che sul terreno (della affermazione) della legalità, anche del risarcimento del danno all’esercizio del pubblico potere che ha deviato dalla sua funzione.
Via G. Avezzana, 6 | CAP 00195
Roma, Italia
Chi siamo
Aree di specializzazione
News
Contattaci